Porto Libero di Trieste / Svobodno tržaško pristanišče / Free Port of Trieste

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come cementificar el porto…
varie idee


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come cementificar el porto/2

http://www.triesteprima.it/cronaca/museo-del-mare-porto-vecchio-trieste-2018-2023.html?fbclid=IwAR3rzOXT2CVORatYX9tmsO1bnsVE1DRb2hikCKwcNfEKyOWJ-STF1KuUWRQ


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MSC Crociere conferma l’ingresso in TTP

La notizia è stata ufficializzata nel corso della cerimonia del taglio della lamiera per la MSC Seashore, che si è svolta oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone

http://www.ship2shore.it/it/shipping/msc-crociere-conferma-l-ingresso-in-ttp_69197.htm


#30

Giuliana Bunkeraggi in liquidazione

La compagnia della famiglia Napp sarebbe stata travolta dalle vicende dell’ex controllata Depositi Costieri Trieste: a rischio circa 40 posti di lavoro

http://www.ship2shore.it/it/shipping/giuliana-bunkeraggi-in-liquidazione_69351.htm


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Export Fvg in crescita: primi nove mesi a quota 11,6 miliardi

A livello territoriale spicca il risultato particolarmente positivo della provincia di Gorizia (+44,3%), dovuto all’andamento delle vendite del settore della cantieristica navale; solo Trieste presenta una modesta diminuzione (-1,3% ma anche in questo caso il risultato è ascrivibile alla notevole variabilità delle vendite di navi e imbarcazioni)

http://www.triesteprima.it/economia/export-fvg-aumento-11-dicembre-2018.html?fbclid=IwAR0FMZ6Eq-HD1RZ254zyLt431Ndhsk2g49VnFX3j8LaPFzIPQzx51M5YPic


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Commento di una autorevole rivista online, di sede a singapore ed incentrata sulla portualità su scala globale. Vengono analizzati gli interessi cinesi e le totali inadempienze e dimenticanze del governo italiano riguardo il Porto Libero di Trieste.

With China applying its stated free-choice approach to participation in the BRI, Western Europe is waking up to the ground breaking modus operandi. Italy has been careful to stress that they are engaging China on a whole ‘Italian Port’ basis, arguing that Italian ports offer more than Piraeus in terms of a logistics platform for central and southern Europe, but also into North Africa. Furthermore, Italy has stressed that they will not sell-off assets despite their infrastructure being in a state of crisis. They have encouraged partnership and investment in infrastructure that offers a simpler access to the sea.

However, Beijing has declared its interest in the north-eastern port of Trieste rather than the touted Genoa port. Trieste suits China’s plans as it is already connected by rail to Austria, Belgium, the Czech Republic, Germany, Hungary, Luxemburg and Slovakia. Italy has also been at pains to point out that China made a “mistake” with Greece as it is not within easy reach of European markets by rail. Over and above these claims, Trieste has strategic location advantages for trade between the Suez, Mediterranean, Central-Eastern Europe and the new Arctic Route. These advantages include its 18-20 m water depths, legal status as an international free port as well as being the most northern part of the Adriatic Sea.

Trieste is now openly marketing its location and position to China, particularly their international free port status that allows public concessions over the main free port areas. They are now trying to make up lost ground by positioning themselves to leverage this new transportation mode by adding more features to their service. The free port status makes it possible for value added services such as loading, discharging, storing and manufacturing without having to pay taxes and freedom of transit of goods to other European States. The focus is not so much the number of containers moved but the value added in relation to those containers. For example, Trieste is in the process of seeking $1.3bn so that road / rail access to containers is more efficient. This would be made possible by a large quayside, a railway terminal, container deposit areas and a free zone that can be used for warehousing and goods assembly.

There is also the issue of who actually owns Trieste port. Current agreements are legitimate under Italian Law in any Italian port, however the international free port of Trieste does not belong to Italy or to the EU. It is entrusted to the temporary civil administration of the Italian government by the US and the UK as primary administration governments on behalf of the UN Security Council. This was established under UN Security Council Resolution S/RES/16 (1947) as part of the Treaty of Peace. In other words, the Trieste port opens its doors to all countries and forbids the establishment of the part area’s under the exclusive control of any one country or state.

Conclusion
There is a significant amount of smoke and mirrors with the port of Trieste, but what is clear is that Italy are wanting to participate as a component of the BRI. This realisation has been brought about by China’s engagement with Piraeus in Greece. Whilst there are issues being raised, China can point to the transparent and inclusive nature of the BRI, particularly as they do not seek majority ownership of key assets and accept the security and safety of this key port is enshrined in UN convention as being the responsibility of NATO.

Un commento a riguardo è presente qui: http://www.triest-ngo.org/it/la-cina-avverte-litalia-per-trieste-vale-la-risoluzione-16-onu/


#35

Quest’articolo de “La Repubblica” è una vera chicca, che va assolutamente preservata.
ANNO 1987, 4 Dicembre. Da confrontare con gli articoli roboanti che inevitabilmente sentiamo ancora oggi. Più di 30 anni dopo, è tutto un delirio! Con, ovviamente, zero fatti.

SI RISVEGLIA ALLA GRANDE LO SCALO DI MARIA TERESA

PER IL PORTO di Trieste il 1987 sarà un anno da ricordare, l’ anno della costituzione della Polis Spa, capitale sociale un miliardo suddiviso così: 40 per cento Generali, 40 per cento Fiatimpresit, 20 per cento Finporto. Due fra i più grandi gruppi privati del Paese puntano dunque apertamente sulle prospettive dello scalo di Maria Teresa, sulle potenzialità dei suoi immensi magazzini in regime di extraterritorialità, sulla posizione baricentrica di Trieste rispetto alle nuove correnti di traffico e di sviluppo economico che raccordano l’ Italia e la Cee ai mercati sempre più aperti dell’ Europa orientale, del bacino del Mediterraneo, dell’ Asia e delle Americhe. Il capitale privato sbarca sempre dove fiuta sviluppo. Gli obiettivi della Polis Spa, guidata da Enrico Randone, presidente delle Generali, sono in questo senso chiarissimi. La società - recita una nota congiunta dei tre soci, Fiat, Generali e Ente Porto - “mira alla promozione e attuazione di iniziative economiche, infrastrutturali, immobiliari e di servizi, volte alla riqualificazione delle aree del porto e al rilancio delle attività portuali e di trasporto”. Dietro le parole, due progetti concreti: la costruzione, in ambito portuale, della nuova sede delle Generali inserita in “un centro direzionale” di cui Polis già intravvede le funzioni: fornirà “servizi innovativi e integrati alla produzione e ai commerci, ai primi livelli italiani e internazionali”. Un esempio? Michele Zanetti, presidente dell’ Ente Porto e vice presidente della Polis, annuncia uno studio sulle “possibilità di realizzazione di servizi bancari fuori dal territorio doganale”. Stiamo facendo quello che ha già fatto il porto di New York" dice “per riqualificare le sue aree meno utilizzate”. Che Trieste, con le sue zone franche - le più estese e le più attrezzate del Mediterraneo dopo Amburgo - riservi parecchie sorprese a chi vuole investire e guadagnare, lo ha “scoperto” la Fiat Engineering, braccio progettuale della Fiat, che ha da poco terminato uno studio approfondito sulle potenzialità dello scalo giuliano. Quanti operatori italiani sanno che qui le merci in importazione possono stare per mesi in deposito, essere estratte e sdoganate a più riprese con forti dilazioni sul pagamento dei diritti di confine? “Pochi, anche perchè” dice Zanetti “l’ ultimo studio sui punti franchi, prima di quello della Fiat, risale al 1918. I triestini sono gelosi, chi conosceva questo strumento l’ ha usato e anche bene…”. Che adesso cominci a spargersi la voce lo si capisce anche dal trend dei traffici. “Sono in crescita” sottolinea soddisfatto il presidente dell’ Eapt “nonostante la politica della Finmare che penalizza l’ Adriatico e Trieste”. Qualche cifra: nei primi nove mesi di quest’ anno il movimento generale, tra imbarchi e sbarchi, inclusi i petroli dell’ oleodotto, è stato di 19,1 milioni di tonnellate, 1.900 mila tonnellate in più rispetto all’ 86. Il traffico commerciale nell’ ambito dei punti franchi è stato di 4,4 milioni di tonnellate, (+ 16 per cento rispetto all’ 86). Zanetti già annuncia progetti speciali con Brasile, Cina e Africa, e un imminente accordo con l’ Ungheria per l’ uso del porto, sulla falsariga di quello, operante, firmato con la vecchia Austria.